Crisi presidenziale venezuelana del 2019

La crisi presidenziale venezuelana del 2019 è una crisi politica incominciata nel gennaio 2019 in Venezuela, a seguito delle elezioni presidenziali del 2018, fortemente contestate e considerate irregolari dalle opposizioni e da diversi stati esteri, e del successivo re-insediamento di Nicolás Maduro.

L'Assemblea nazionale, il parlamento controllato dall'opposizione ma di fatto esautorato, ha dichiarato invalide le elezioni e nominato Juan Guaidó presidente del Venezuela ad interim, tuttavia Maduro è riconosciuto dall'Assemblea nazionale costituente.

Il governo di Maduro sostiene che la crisi sia un colpo di Stato guidato dagli Stati Uniti per rovesciarlo e controllare le riserve petrolifere del paese. Guaidó nega le accuse di un golpe, dichiarando che dei volontari pacifici sostengono il suo movimento.

La crisi socioeconomica venezuelana è incominciata intorno al 2010, sotto la presidenza di Hugo Chávez ed è continuata durante i due mandati del suo successore, Nicolás Maduro.

Durante il primo mandato Maduro, tramite il tribunale supremo di giustizia (TSJ), ha esautorato l'Assemblea Nazionale, privandola del potere legislativo e dell'immunità parlamentare dei suoi membri, ottenendo inoltre con una sentenza dello stesso tribunale la facoltà di creare un'assemblea costituente per redigere una nuova costituzione.

L'assemblea, composta interamente da membri del Grande Polo Patriottico, è presieduta da Diosdado Cabello, ex presidente dell'Assemblea Nazionale e forte sostenitore di Maduro.

Elezioni del 2018 e secondo mandato

Le elezioni presidenziali del 2018 sono state caratterizzate da forti polemiche interne ed estere, infatti diversi partiti d'opposizione, tra cui Unità Nazionale, non si sono presentati sostenendo che le elezioni fossero solo una farsa, mentre altri partiti hanno sostenuto che l'affluenza, riportata al 46%, non sia stata superiore al 30%. Diverse organizzazioni e stati non riconoscono il risultato delle elezioni, poiché, secondo loro, "non sono stati soddisfatti i requisiti minimi per delle elezioni libere e attendibili", tra questi troviamo l'Unione europea (UE), l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), il gruppo di Lima e l'Organizzazione degli Stati americani (OSA).[8]

Juan Guaidó, eletto presidente dell'Assemblea Nazionale nel 2019, ha dichiarato, in quanto presidente del legittimo organo legislativo, l'intenzione di rimuovere Maduro dal suo ufficio per poter tornare ad avere delle elezioni democratiche in Venezuela.[9]

Il secondo insediamento di Maduro non è osteggiato solo dall'Assemblea Nazionale e dall'opposizione, ma anche da alcuni membri della sua stessa coalizione, tra cui il giudice del TSJ, Christian Zerpa, e il ministro della difesa, Vladimir Padrino López.[10][11]

Dall'inizio del suo mandato, il presidente dell'Assemblea Nazionale ha incominciato un processo per formare un governo transitorio, incitando inoltre una transizione politica "contro un dittatore non democraticamente eletto".[12][13]

Durante un cabildo aperto, l'11 gennaio 2019, l'Assemblea Nazionale ha annunciato che Guaidó avrebbe assunto il ruolo di presidente ad interim dello stato con l'attuale costituzione (del 1999), annunciando inoltre che il parlamento mira alla rimozione di Maduro.[14][15]

Dopo ciò, l'Assemblea Nazionale lo ha proclamato presidente ad interim, specificando, tuttavia, che il potere è nelle mani di un governo illegittimo. L'iter legislativo è stato riconosciuto dal tribunale supremo di giustizia in esilio, ospitato dalla città di Panama.[16][17]

Il 23 gennaio 2019, durante la commemorazione dell'anniversario della caduta della dittatura di Marcos Pérez Jiménez, Juan Guaidó facendo leva sull'articolo 233 della Constituzione del Venezuela, ha assunto la presidenza ad interim del paese,[18][19][20] dichiarando di voler porre fine alla presidenza di Maduro e di creare un governo di transizione prima di convocare nuove elezioni libere e democratiche.[21] L'investitura di Guaidó è stata subito riconosciuta dal presidente statunitense Donald Trump e dal segretario generale dell’OSA, Luis Almagro.[22] Il riconoscimento statunitense ha tuttavia danneggiato le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, perciò i diplomatici americani sono stati invitati da Maduro a lasciare il paese; l'ordine è stato ignorato dal governo americano, ed è stato successivamente revocato.[23]

Insediamento di Maduro

I segni di una crisi imminente si sono mostrati quando un giudice del Tribunale supremo di giustizia considerato vicino a Maduro politicamente, ha disertato ed è fuggito negli Stati Uniti pochi giorni prima del secondo insediamento di Maduro, il 10 gennaio 2019. Il giudice, Christian Zerpa, ha detto che Maduro era "incompetente" ed "illegittimo". Alcuni minuti dopo il giuramento di Maduro come Presidente del Venezuela, l'Organizzazione degli Stati americani ha approvato una dichiarazione in una sessione speciale del suo Consiglio Permanente, sostenendo che la presidenza di Maduro era illegittima, richiedendo nuove elezioni urgentemente. L'elezione di Maduro è stata supportata dalla Turchia, dalla Russia, dalla Cina e dall'Alleanza Bolivariana per il Popolo della Nostra America (ALBA); altre piccole nazioni caraibiche che basano la loro economia sull'assistenza del governo di Maduro (Come la Repubblica Dominicana, Saint Kitts e Nevis e Trinidad e Tobago), hanno partecipato al suo insediamento.

Al momento del suo insediamento, il quotidiano The Times ha riferito che i Servizi Segreti degli USA avevano appreso che il Ministro della Difesa Vladimir Padrino López, aveva chiesto a Maduro di rinunciare al titolo, minacciando di dimettersi in caso contrario. Il 15 gennaio 2019, Padrino López ha giurato fedeltà a Maduro, dichiarando che i membri delle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) "sono pronte a morire per difendere la Costituzione".

Il governo di Maduro ha dichiarato che la posizione contro di lui erano "il risutato dell'imperialismo perpetrato dagli Stati Uniti e dai suoi alleati" che aveva posto il Venezuela "al centro di una guerra mondiale".

Assemblea pubblica

Juan Guaidó, il nuovo Presidente dell'Assemblea Nazionale del Venezuela ha iniziato a presentare mozioni per formare un governo provvisorio brevemento dopo aver assunto il suo nuovo ruolo il 5 gennaio 2019, dichiarando che anche se Maduro avesse iniziato il suo nuovo mandato il 10 gennaio, il paese non avrebbe comunque avuto un presidente eletto legittimamente. Per conto dell'Assemblea Nazionale, ha dichiarato che il paese era finito in una dittatura de facto e non aveva un leader, sostenendo che il paese era in uno stato di emergenza. Ha chiesto ai "soldati che indossano la loro uniforma di farsi avanti con onore e sostenere la Costituzione, e ha chiesto ai "cittadini fiducia, forza e di accompagnarci in questo cammino".

Guaidó ha annunciato un'assemblea pubblica, nota come un cabildo aperto, l'11 gennaio - un comizio per le vie di Caracas, dove l'Assemblea Nazionale ha annunciato che Guaidó assumeva il ruolo di Presidente ad interim in ottemperanza con la Costituzione del Venezuela e annunciando piani per rimuovere il Presidente Maduro. Anche ai leader di altri partiti politici, sindacati, donne e studenti è stata data una voce al comizio.

La risposta di Maduro è stata di chiamare l'opposizione un gruppo di "piccoli ragazzi", descrivendo Guaidó come "immaturo". Il Ministro dei Servizi Penitenziari, Iris Varela, ha minacciato l'opposizione dicendo che aveva scelto una cella di prigione per Guaidó, e chiedendogli di essere rapido a nominare gli altri membri del suo governo, in modo da poter preparare una cella anche per loro.

     Venezuela
     Paesi che riconoscono Maduro come presidente
     Paesi che riconoscono Guaidó come presidente
     Paesi che supportano l' Assemblea nazionale
     Paesi neutrali

Diverse fonti sostengono che in Venezuela sia stato bloccato l'accesso a tutte le versioni di Wikipedia, poiché nella pagina di Guaidó, tra i suoi incarichi, è riportato quello di presidente ad interim, ruolo non riconosciutogli dal governo di Maduro.[24][25]

Copyright